Cronaca
Ordinò le stragi e comandava a Catania: Nitto Santapaola, storia di sangue e segreti
(di Gabriella Finocchiaro) E’ morto all’ospedale San Paolo…

(di Gabriella Finocchiaro) E’ morto all’ospedale San Paolo di Milano Nitto Santapaola, all’anagrafe Benedetto, uno dei boss mafiosi più potenti e sanguinari di Cosa Nostra.
L’uomo, 87 anni, era detenuto al 41 bis nel carcere di Opera. Nato a Catania il 4 giugno 1938, Nitto Santapaola era cresciuto nel quartiere popolare di San Cristoforo, in una famiglia povera. Frequentò una scuola salesiana ma abbandonò presto gli studi. Le prime denunce risalgono al 1962: furto e associazione a delinquere. Da lì, un percorso lineare dentro la mafia catanese, fino a diventare capodecina della famiglia guidata da Giuseppe Calderone.
Ufficialmente era un commerciante: venditore ambulante di frutta, poi imprenditore nel settore automobilistico. Nel 1981 inaugurò la Pam Car, una concessionaria d’auto, alla presenza di autorità cittadine. Era la rappresentazione di un potere che si muoveva tra economia legale e dominio criminale, una simbiosi tra colletti bianchi catanesi intoccabili. Negli anni Settanta Nitto Santapaola si scontrò con i gruppi mafiosi rivali dei Cursoti e dei Carcagnusi, guidati da figure come Santo Mazzei. La faida insanguinò Catania fino al 1978.
L’8 settembre di quell’anno Santapaola fece uccidere il suo stesso capo, Calderone, con l’appoggio dei Corleonesi di Totò Riina e Bernardo Provenzano, segnando l’inizio del suo dominio sulla provincia etnea. Lo chiamavano il cacciatore perché amava andare a caccia.
Il nome di Santapaola entrò nelle cronache nazionali dopo la strage di via Carini, il 3 settembre 1982, quando a Palermo vennero assassinati il prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo. Un falso testimone lo indicò tra i killer. L’accusa si rivelò infondata. Ordinò le stragi di Capaci e via d’Amelio . Alleato dei corleonesi di Totò Riina, Santapaola fu condannato anche per l’omicidio del giornalista Pippo Fava, avvenuto a Catania il 5 gennaio 1984.Secondo i collaboratori di giustizia, Santapaola partecipò alle riunioni della “Cupola regionale” in cui si deliberò la strategia stragista.
Condannato all’ergastolo, vide la sentenza diventare definitiva nel 2008. E’ morto da solo portandosi con sé segreti e storia di una mafia sanguinaria e repressiva, culminata nell’omicidio della moglie Grazia Minniti compiuto da Giuseppe Ferrone nel ‘95. Al suo arresto molti catanesi si dissero dispiaciuti perché sostenevano che fosse una brava persona, oggi con la sua morte si chiude un capitolo sulla storia della mafia a Catania, sebbene il suo nome continui a vivere, attraverso gli affiliati al suo clan.
(www.teleone.it)
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