Cronaca
Stretto di Hormuz chiuso, ecco perché l’economia globale è a rischio: petrolio, gas e mercati nel mirino
I venti di guerra che soffiano sul Medio…

I venti di guerra che soffiano sul Medio Oriente tornano a scuotere i mercati finanziari e a preoccupare governi e imprese di tutto il mondo. La possibile chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta oggi uno dei rischi più gravi per l’economia globale, con ripercussioni dirette su petrolio, gas e commercio internazionale.
L’annuncio è arrivato da Teheran attraverso i media di Stato: secondo Ebrahim Jabari, alto consigliere delle Guardie della Rivoluzione, il passaggio sarebbe interdetto alle navi commerciali. Parole durissime che evocano scenari di conflitto militare e di escalation senza precedenti nella regione.
La minaccia è stata accompagnata da dichiarazioni che parlano apertamente di possibili azioni contro chi tenterà di attraversare il canale. Una posizione che ha immediatamente fatto schizzare in alto il prezzo del petrolio sui mercati internazionali, alimentando timori di inflazione e crisi energetica.
Non si tratta di un semplice corridoio marittimo: lo Stretto di Hormuz è considerato uno snodo strategico per il traffico energetico globale. La sua eventuale paralisi rischia di bloccare una parte consistente degli scambi mondiali.
Un collo di bottiglia vitale per energia e commercio
Definito dall’Energy Information Administration statunitense uno dei più importanti “colli di bottiglia” petroliferi al mondo, questo tratto di mare collega il Golfo Persico ai mercati di Asia, Europa e Nord America. Ogni giorno transitano mediamente oltre cento navi, pari a una quota significativa del commercio marittimo globale.
Attraverso queste acque passa circa il 30% del petrolio consumato nel pianeta, con milioni di barili al giorno destinati soprattutto ai Paesi asiatici. Anche il gas naturale liquefatto (GNL) segue la stessa rotta, rendendo l’area cruciale per la sicurezza energetica internazionale.
Il rischio di una guerra economica mondiale
Il diritto internazionale garantisce il libero passaggio, ma il controllo strategico della costa settentrionale rende lo Stretto estremamente vulnerabile. Una chiusura prolungata provocherebbe uno shock energetico con conseguenze su inflazione, produzione industriale e stabilità dei mercati finanziari.
Secondo diverse analisi economiche, l’interruzione colpirebbe in modo particolare GPL e nafta, fondamentali per molti settori produttivi. L’Europa sarebbe costretta a cercare forniture alternative, mentre l’Asia rischierebbe una paralisi industriale. In questo scenario, la crisi dello Stretto di Hormuz si trasformerebbe rapidamente in una emergenza economica globale.
(www.teleone.it)
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