Covid, in aumento il popolo dei sintomatici e “falsi negativi” al tampone

Covid, in aumento il popolo dei sintomatici e “falsi negativi” al tampone

18/07/2022 Off Di redazione

Avere sintomi compatibili con quelli dell’infezione da Covid-19 ma risultare negativi al tampone. Si tratta di un fenomeno sempre più diffuso che ha attirato l’attenzione della comunità scientifica.

In particolare, nelle ultime settimane, sono state registrate numerose positività che, tuttavia, sono risultate soltanto dopo parecchio tempo dalla comparsa dei sintomi. (continua sotto)
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O addirittura, molto spesso, le positività risultano quando i sintomi stessi sono ormai scomparsi. Si tratta di uno scarto temporale che rischia di incrinare ancor di più il fragilissimo sistema di contenimento dei contagi. Ragione per cui proprio il fenomeno ha attirato negli ultimi tempi la comunità scientifica e le sue attenzioni.

Che il ritardo sia reale e non solo una suggestione è ormai certo, ma le incertezze rimangono sulle cause. I ricercatori studiano l’argomento, e le prime ipotesi che si sono fatte vengono spiegate in un articolo uscito su The Atlantic e ripreso in Italia dal Post e da Wired

L’ipotesi più popolare tra i ricercatori è legata al comportamento del nostro sistema immunitario: si pensa che i sintomi precedano il risultato positivo ai test perché oggi il sistema immunitario si attiva molto più velocemente contro il virus. La comparsa dei primi sintomi sarebbe la conseguenza dell’attivazione del sistema immunitario che combatte l’infezione.

All’inizio della pandemia, infatti, i contagi avvenivano esclusivamente tra persone che non avevano mai preso prima SARS-CoV-2 e che non erano vaccinate, e il virus poteva agire indisturbato per diversi giorni nell’organismo prima che l’infezione fosse tale da essere rilevata dal sistema immunitario.

Oggi, invece, con la maggior parte della popolazione vaccinata o già esposta al virus, la reazione immunitaria avviene più rapidamente e può portare a casi in cui si hanno sintomi, ma non si risulta positivi a un test antigenico, perché la carica virale non è ancora sufficiente rispetto alla sensibilità del test. Contro questa ipotesi, tuttavia, c’è l’evidenza che anche persone che incontrano per la prima volta il virus manifestano comunque il ritardo nella positività dei tamponi.
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